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Il programma

Custodire il valore di 723 anni di storia, trasformandoli nella forza necessaria per affrontare il futuro

Didattica: verso una formazione eccellente ed inclusiva
Ricerca e innovazione
Transizione digitale
Internazionalizzazione
La cura dei luoghi e del patrimonio di Sapienza
La salute e i luoghi della cura
Semplificazione
il dialogo tra scienza e società
Comunicare il valore di Sapienza

Le sfide del nostro tempo

Viviamo una fase di trasformazioni profonde che richiedono una grande università europea capace di promuovere un'innovazione responsabile.

La ricerca e lo sviluppo in Italia soffrono di un deficit cronico di risorse: il nostro Paese investe infatti solo l'1,4% del PIL a fronte di una media europea che supera il 2,3%. Con la conclusione imminente dei finanziamenti straordinari del PNRR, la sfida cruciale del prossimo sessennio sarà stabilizzare il patrimonio di competenze e le reti nate in questi anni, proteggendo i giovani ricercatori e il personale da una nuova fase di precarizzazione.

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Infrastrutture interoperabili, intelligenza artificiale, approccio domotico alle attrezzature d’aula: la transizione digitale costituisce una delle sfide principali della contemporaneità. Università e ricerca sono chiamate a un ulteriore sforzo su diversi piani. Servono infrastrutture interoperabili che permettano a tutte e tutti di accedere a servizi sempre più semplici da usare, efficienti e personalizzati, basati su informazioni costantemente aggiornate e fornite una volta per tutte. Servono politiche di open science, gestione avanzata dei dati, competenze digitali diffuse attraverso formazione sistematica, e integrazione responsabile dell’IA nei modelli di ricerca, didattica e amministrazione. Il recente incidente informatico ha reso evidente anche la necessità di migliorare i nostri sistemi di protezione e sicurezza. È altrettanto chiaro che la nuova fase di sviluppo tecnologico non può essere affrontata semplicemente con qualche cambiamento infrastrutturale o introduzione tecnologica. Essa richiede un nuovo approccio costantemente aperto all’innovazione, che non deve trasformarsi in una nuova o ulteriore complessità delle prassi operative, ma in semplificazione ed efficientamento a favore di docenti, personale, comunità studentesca. 

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Oltre 11.000 studenti internazionali, studiano nel nostro Ateneo, anche in questo caso il numero è il più alto tra le Università Italiane. Il prestigio della Sapienza si misura dalla sua capacità di essere ponte tra culture e avanguardia nella ricerca mondiale. Potenziare le nostre risorse umane e i nostri accordi significa investire nel valore del titolo di studio che ogni nostro laureato porterà nel mondo. Non basta aumentare il numero di corsi in lingua inglese; la nostra proiezione nel contesto globale deve muoversi lungo un doppio binario di crescita qualitativa e geografica, tanto in uscita quanto in entrata, tanto a livello studentesco, quanto a livello di ricercatori e docenti

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La sostenibilità e il contenimento dei consumi energetici sono priorità cruciali per il bilancio della Sapienza, ma la tutela del suo prezioso patrimonio storico non può essere affidata a logiche esclusivamente tecniche, che rischierebbero di snaturare il valore formativo dei suoi spazi. La sfida consiste nel coniugare efficienza e identità culturale attraverso una regia unitaria, capace di valorizzare le eccellenze scientifiche interne all'Ateneo — dall'architettura alla medicina, dal restauro alle scienze del benessere e della cultura — ambiti in cui la sostenibilità è già oggetto di ricerca avanzata.

Per governare questa complessità, ritengo indispensabile strutturare un coordinamento interdisciplinare permanente che traduca tali competenze in un Piano Attuativo concreto. Questo percorso sarà guidato da un Prorettore specifico al Patrimonio e da un Comitato Tecnico Scientifico, che operando in stretta sinergia con i Prorettori alla Cultura e alla Terza e Quarta Missione e con l'intero Hub Culturale (Polo Museale, Orto Botanico, MuSa, Sapienza Sport), possano snellire l'azione amministrativa e garantire interventi organici e coerenti.

Non è possibile nascondere il fatto che uno dei principali ostacoli allo svolgimento dei mandati istituzionali è rappresentato dal peso di oneri burocratici. L’obiettivo di promuovere la ricerca si raggiunge anche alleggerendo gli adempimenti amministrativi per Ateneo e ricercatori, valutando l’organizzazione interna, semplificando i regolamenti e rendendo ancora più trasparente il rapporto tra valutazione, incentivazione, reclutamento. È necessaria una azione importante di armonizzazione e semplificazione dei regolamenti di Ateneo, che faciliti l’adozione di procedure volte ad annullare, o comunque ridurre sensibilmente la duplicazione delle attività amministrative secondo una logica “once only”. Questa operazione deve essere proposta tanto a livello dell’Amministrazione centrale quanto presso le strutture. Ancora una volta, l’obiettivo comune deve essere quello di snellire i processi amministrativi dei dipartimenti e delle aree, definendo metodi più opportuni per monitorare costantemente l’efficacia dei processi e l’individuazione dei punti critici.

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Il sistema universitario italiano è segnato da molte disparità, oltre a quelle socio-economiche. Divari territoriali, differenze legate al genere o all’orientamento sessuale, al background familiare, al background migratorio incidono tuttora sulle immatricolazioni e sul numero di abbandoni, in particolare nei primi cicli. Dovremo dunque verificare periodicamente – attraverso analisi statistiche quali-quantitative – l’influenza delle condizioni all’ingresso con riferimento a ciascuna di queste variabili e alla loro interazione. Il monitoraggio sarà lo strumento preliminare per individuare possibili criticità e valutare possibili azioni tese ad attenuare l’effetto delle condizioni di diseguaglianza. Queste non solo compromettono l’equità del sistema, ma producono ulteriori effetti negativi, perché una Università incapace di perequare le condizioni di partenza è meno attrattiva e destinata a formare un numero ridotto di laureati e a fornire loro una formazione mediamente più bassa. Al contrario, dati alla mano, università “plurali” e capaci di valorizzare le differenze si dimostrano più competitive, più innovative e meno vulnerabili alle trasformazioni globali.

1. Diritto allo studio

Il rafforzamento della Quarta Missione passa inevitabilmente attraverso il potenziamento del Diritto allo Studio, con l'obiettivo prioritario di sostenere il merito e contrastare l'abbandono accademico e le disuguaglianze. Tra le azioni più urgenti rientrano l'istituzione di un tavolo permanente con Discolazio e la collaborazione strategica con gli enti locali per facilitare la ricerca di alloggi e calmierare i costi degli affitti, a tutela degli studenti fuori sede economicamente svantaggiati. Parallelamente, l'Ateneo continuerà a monitorare il sistema di tassazione per garantire un'equa distribuzione contributiva, introducendo anche misure specifiche per gli studenti internazionali provenienti da contesti disagiati.

In un'ottica di piena accessibilità alla conoscenza, verranno inoltre consolidati ed estesi i servizi di supporto psicologico, di promozione della salute e di inclusione dedicati a studenti con disabilità, DSA e bisogni educativi speciali. Questo impegno si tradurrà anche in una maggiore accoglienza per la popolazione studentesca straniera nel tessuto cittadino e nella valorizzazione dell'esperienza di inclusione sociale rappresentata dal Polo Penitenziario della Sapienza.

L'inclusione degli studenti con disabilità, DSA e bisogni educativi speciali (BES) rappresenta un'ulteriore sfida prioritaria per i prossimi anni, specialmente a fronte dei dati sul ritardo negli studi, che vede fuori corso il 45,5% degli studenti con disabilità rispetto al 26,2% della media generale e al 19,6% della popolazione DSA. Per superare questo divario, l'Ateneo darà piena attuazione al nuovo "Piano per l'Inclusione 2026-2028", che prevede il passaggio da un modello organizzativo centralizzato a uno di tipo misto. Questa transizione richiederà il forte coinvolgimento delle Facoltà, una formazione capillare del personale per uniformare le prassi e una sperimentazione costante, assicurando che la riorganizzazione avvenga senza generare ritardi o difficoltà nell'erogazione dei servizi.

Un pilastro fondamentale di questa strategia sarà il potenziamento dell'accessibilità universale, intesa non solo come abbattimento delle barriere architettoniche, ma declinata in chiave fisica, digitale, comunicativa e didattico-formativa. In quest'ottica, garantire la piena fruibilità di portali web, piattaforme didattiche e materiali di studio diventa essenziale per il diritto allo studio, così come l'estensione a tutto l'Ateneo del progetto di navigazione indoor già avviato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Infine, la facilitazione della mobilità sul territorio in sinergia con DiscoLazio e la formazione continua del personale docente e tecnico-amministrativo saranno i fattori chiave per costruire un ambiente accademico autenticamente inclusivo e partecipativo.

Ulteriore sfida riguarda le politiche di genere di cui si parla successivamente.

Un capitolo specifico riguarda il contrasto ad ogni forma di disuguaglianza legata a genere, orientamento sessuale, identità di genere. Nel corso dell’ultimo sessennio Sapienza ha percorso una strada straordinaria sul versante della cultura organizzativa e degli strumenti per la conciliazione tra vita privata e vita lavorativa, dell’equilibrio di genere nelle posizioni di vertice e negli organi decisionali, della parità di genere nel reclutamento e nelle progressioni di carriera, nella presenza della dimensione di genere nella ricerca e nella didattica e, ultimo ma ovviamente non ultimo, nelle misure contro ogni forma di discriminazione, la violenza e le molestie sessuali.  Indietro non si torna e ulteriori passi andranno fatti a partire dall’attenzione all’equilibrio nella composizione della squadra di Governance e nella nomina di un prorettore/prorettrice specificamente dedicato alle questioni di genere che, in stretto collegamento con le attività di Quarta Missione, possa coordinare il lavoro dei numerosi organismi di garanzia esistenti, dal CUG alla Consigliera di Fiducia, ai garanti di studentesse e studenti e massimizzare il valore dei tanti strumenti, formativi ed operativi, che sono stati costruiti e messi a disposizione. È inoltre assolutamente necessario proseguire nella collaborazione con il Centro antiviolenza collocato nei locali dell’Ateneo e nella esplicitazione pubblica degli ambiziosi obiettivi dell’Ateneo in documenti, come Equity Plan e Gender Equality Plan, i cui indicatori devono continuare ad esser oggetto di monitoraggio ai fini di trasparenza, accountability, riflessione pubblica e collettiva, e crescita dell’intera comunità Sapienza.

La funzione di una grande università come Sapienza in area medica non è solo quella di garantire non solo una sanità di eccellenza, ma anche di preservare il riconoscimento e la valorizzazione delle altre funzioni precipue di chi lavora nelle Aziende Ospedaliere Universitarie, dove la cura dei pazienti si associa alla formazione di studentesse e studenti, e alla ricerca scientifica. Si tratta di compiti diversi ma inscindibili, che debbono essere riconosciuti e valorizzati non solo dall’Università, ma anche dagli interlocutori nella Regione e dalle Direzioni delle Aziende Ospedaliere Universitarie, anche nella organizzazione del lavoro, dei suoi orari e dei suoi turni.

La nuova Governance si troverà di fronte a sfide complesse e affascinanti. Da una parte quella di realizzare Il progetto per il nuovo Policlinico Umberto I, che ha l'obiettivo di trasformare l'attuale struttura in un moderno ospedale monoblocco, rappresenta una svolta epocale per la sanità romana e laziale. Le complessità da affrontare per la realizzazione di questo ambizioso piano sono numerose e complesse, a partire da quelle architettonica e organizzativa, e accompagneranno tutto il prossimo sessennio. Si tratta di un progetto di grande significato, che non riguarda solo l'edificio ospedaliero, ma l'intera area circostante, con la sfida di integrare il nuovo polo nel contesto urbano di Roma, migliorandone la vivibilità e l'accesso. La governance non potrà limitarsi a presiedere, sostenere e monitorare la realizzazione dell’opera, ma dovrà operare attivamente lungo una seconda dimensione: quella di gestire i lavori in totale sicurezza, senza che essi ostacolino lo svolgimento dell'attività ospedaliera, didattica e scientifica, che ovviamente dovranno proseguire durante la costruzione del nuovo ospedale. Il tema della sicurezza assume una rilevanza inderogabile. Gli evidenti problemi negli edifici esistenti si riverberano sulle attività di colleghe e colleghi, con particolare riferimento a quelli a cui sono affidate responsabilità. Allo stato attuale il potenziamento degli uffici della sicurezza appare come una necessità impellente ma, non basta solo l’incremento di personale. Occorre un ragionamento più ampio che richiede l’attivazione di una commissione mista Università-Azienda che, partendo dalla attivazione di una task force immediatamente operativa per la risoluzione dei problemi più urgenti, possa arrivare a proporre l’impostazione di un modello strutturale maggiormente capace di supportare i responsabili di struttura. Il nuovo sessennio vedrà contemporaneamente l’inizio dei lavori di ristrutturazione del Policlinico Umberto I e la conclusione di quelli di ampliamento dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Andrea, a venticinque anni dalla sua apertura e dopo la costruzione del building della ricerca e della didattica. A seguito di questo lungo percorso, l’AOUSA vedrà un aumento dei posti letto di degenza, l’attivazione del centro cuore, il potenziamento delle piastre chirurgiche e delle terapie intensive e sub intensive. È un passaggio importante, che rende ancora più urgente il potenziamento di infrastrutture di viabilità che rendano l’Ospedale e la Facoltà più facilmente accessibili, oltre che il completamento infrastrutturale dei laboratori. In un quadro così complesso e di fronte a queste trasformazioni epocali, il salto in avanti che le nostre aziende ospedaliere universitarie potranno fare, così come i progressi sul polo Pontino e a Rieti in materia di clinicizzazione. L’esito di queste sfide dipenderà dalla capacità di interlocuzione con gli enti esterni, a partire da Regione e Aziende Ospedaliere Universitarie, con l’adeguata postura e il necessario supporto della comunità Universitaria. Per affrontarle, sarà necessario disporre di una figura specifica di Prorettore o Prorettrice, supportato da specifiche commissioni e, ovviamente dal Rettore

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Uno dei principali problemi capace di ostacolare il riconoscimento sociale del ruolo di una grande Università è il deterioramento del rapporto tra scienza, politica e opinione pubblica. Negli ultimi decenni è cresciuta una diffusa sfiducia verso la scienza, alimentata dalla proliferazione di pseudoscienze, dalla disinformazione digitale e dalla polarizzazione delle fonti. La comunicazione scientifica fatica a trovare linguaggi e spazi adeguati. Allo stesso tempo, la politica appare spesso impreparata a mediare le trasformazioni tecnologiche, oscillando tra tecnofilia acritica (epistemia) e timori irrazionali. Questo indebolisce la capacità delle istituzioni di assumere decisioni informate e rende più fragile il tessuto democratico.

Vai alla sezione Ricostruire il dialogo tra scienza e società nella reciproca autonomia” per sapere come vorrei affrontare questa sfida

Il patrimonio dei luoghi di Sapienza è inestimabile da molti punti di vista. Lo spazio fisico e relazionale della nostra Università è parte integrante del processo educativo e va letto come un ecosistema che educa attraverso l'architettura, le relazioni e l’attenzione alla sostenibilità, anche in un momento di particolare difficoltà sul piano energetico. La sua cura deve non deve essere letta come un problema, ma come l’opportunità di costruire welfare, relazioni, identità, immagine interna ed esterna. Valorizzare i luoghi di Sapienza vuol dire rendere migliore  la "casa" dove condividiamo passione, vita comunitaria, lavoro e studio.

Vai alla sezione: Il modello di Governo” per sapere come vorrei affrontare questa sfida

La sicurezza come elemento sistemico: persone, spazi, strutture, dati

La sicurezza non rappresenta un ambito settoriale, ma un elemento sistemico che attraversa l'intera vita dell'Ateneo: investe la responsabilità di chi guida le strutture, la cura degli spazi in cui si svolgono didattica e ricerca, la specificità delle nostre aziende ospedaliere universitarie e, infine, la protezione del nostro patrimonio digitale. Si tratta di dimensioni diverse, ma profondamente interconnesse, che richiedono un approccio coerente, fondato sul potenziamento delle risorse, sul sostegno a chi assume responsabilità e sulla massima collaborazione bidirezionale. È in questa cornice unitaria che intendiamo collocare le proposte che seguono.

La sicurezza sul lavoro e la tutela dei Direttori e delle Direttrici

Di particolare rilevanza appaiono i compiti in materia di Salute e Sicurezza e Valutazione del Rischio ai quali Direttori e Direttrici devono adempiere all'atto del loro subentro nel ruolo di Datori di Lavoro. È evidente l'impossibilità, a normativa vigente, di derogare da questa responsabilità; è altrettanto evidente la necessità di offrire a chi fornisce il proprio impegno le massime tutele e il massimo supporto. Tale supporto dovrà poggiare su tre leve: l'aumento del Personale Tecnico, Amministrativo e Bibliotecario, oggi sottodimensionato rispetto a esigenze che crescono proporzionalmente agli impegni e ai successi di Sapienza; l'aumento delle capacità di risposta degli uffici centrali, anch'essi oberati dalla crescita delle richieste; l'immediato sostegno formativo e informativo, con uno snellimento e un chiarimento regolamentare che renda chiare e immediatamente disponibili le informazioni su procedure e norme.

In ogni caso dovremo rivedere il modello di sicurezza sul lavoro, accompagnando le deleghe alle strutture con supporto tecnico, professionalità dedicate e interventi edilizi adeguati, soprattutto negli edifici storici. La tutela dei datori di lavoro passa quindi, in prima istanza, dal potenziamento delle risorse disponibili e dall'aiuto che l'amministrazione centrale deve fornire loro nel rigoroso adempimento degli obblighi prevenzionistici, tenendo conto che i responsabili di struttura sono sempre colleghe e colleghi che, fino al giorno prima della loro elezione, si erano occupati di ricerca, didattica e terza missione.

La sicurezza degli spazi e delle strutture

La cura dei luoghi è anche cura della loro sicurezza. La razionalizzazione dell'uso delle aule, sostenuta da nuove tecnologie, deve permettere il passaggio da un approccio reattivo a uno predittivo e preventivo nella manutenzione, attraverso sistemi di monitoraggio automatizzato degli ambienti e degli impianti e una pianificazione intelligente degli interventi. La stessa logica deve guidare la sperimentazione di facilities centralizzate, aperte all'intera comunità e supportate da personale tecnico e da adeguati modelli gestionali in materia di manutenzione, aggiornamento e sicurezza. Anche l'automazione di alcune prassi amministrative, se gestita correttamente, dovrà avvenire in sicurezza, liberando risorse per le parti più importanti e qualificanti del lavoro tecnico e amministrativo. La sicurezza degli spazi, inoltre, concorre direttamente all'attrattività dell'Ateneo: un buon livello di sicurezza è tra le variabili di contesto — accanto a trasporti efficienti, sanità funzionante, offerta culturale e sportiva — che rendono accessibile e inclusiva la nostra proposta formativa.

La sicurezza in ambito sanitario

Nel rapporto con le aziende ospedaliere universitarie, e specialmente con il Policlinico Umberto I, il tema della sicurezza assume una rilevanza inderogabile. I problemi negli edifici esistenti si riverberano sulle attività di colleghe e colleghi, con particolare riferimento a chi è chiamato ad assumere responsabilità. La nuova Governance non potrà limitarsi a presiedere, sostenere e monitorare la realizzazione del nuovo Policlinico, ma dovrà operare attivamente per gestire i lavori in totale sicurezza, senza che essi ostacolino lo svolgimento dell'attività ospedaliera, didattica e scientifica, che dovrà proseguire durante la costruzione del nuovo ospedale.

Allo stato attuale il potenziamento degli uffici della sicurezza appare come una necessità impellente, ma non basta il solo incremento di personale. Occorre un ragionamento più ampio, che richiede l'attivazione di una commissione mista Università-Azienda: muovendo da una task force immediatamente operativa per la risoluzione dei problemi più urgenti, essa dovrà arrivare a proporre un modello strutturale maggiormente capace di supportare i responsabili di struttura. Questa azione si inscrive pienamente nell'inscindibilità di ricerca, didattica e assistenza che rende uniche le nostre aziende ospedaliere universitarie.

La sicurezza informatica e la protezione del patrimonio digitale

Il recente incidente informatico ha reso evidente la necessità di migliorare i nostri sistemi di protezione e sicurezza. La transizione digitale, che costituisce una delle sfide principali della contemporaneità, non riguarda soltanto l'efficienza dei servizi, ma anche la capacità di difendere il nostro patrimonio di dati e di garantirne un uso responsabile. In un ecosistema dominato da piattaforme globali, che pongono problemi di dipendenza tecnologica, protezione dei dati e sovranità digitale, la sicurezza informatica diventa parte integrante di una cultura collettiva e non può essere delegata a un singolo Prorettore.

Questa attenzione si collega all'uso responsabile dei dati della comunità accademica e studentesca: le analisi basate sulle tracce nei sistemi digitali devono rispettare pienamente la normativa sulla protezione dei dati, essere orientate da obiettivi chiari ed evitare ogni forma di etichettamento o esclusione. Una comunicazione trasparente verso studentesse e studenti — su quali dati siano usati, per quali finalità e con quali tutele — è parte integrante di questa responsabilità. La sicurezza digitale, infine, è anche accessibilità: le piattaforme, i siti e i portali dell'Ateneo devono risultare protetti e, insieme, pienamente fruibili da tutte e tutti.

Una regia unitaria per la sicurezza

Le quattro dimensioni descritte — la tutela di chi assume responsabilità datoriali, la sicurezza degli spazi, quella in ambito sanitario e quella informatica — condividono la stessa esigenza di fondo: accompagnare le responsabilità con risorse adeguate, professionalità dedicate e procedure chiare, in un quadro di collaborazione tra amministrazione centrale e strutture. Per questo la sicurezza, in tutte le sue declinazioni, dovrà essere ricondotta a una regia coerente, capace di valorizzare le competenze disciplinari che Sapienza già possiede — dall'ingegneria all'impiantistica, dalla medicina e igiene ambientale alle scienze della sicurezza e della protezione dei dati — e di metterle sistematicamente al servizio delle scelte di trasformazione, manutenzione e governo dell'Ateneo.

Vai alla sezione: Il metodo di lavoro per sapere come vorrei affrontare questa sfida

Se è evidente l’interesse di Sapienza nella direzione della maggior circolazione possibile dei talenti, che certamente porterà a premiare studiose e studiosi formatisi nella nostra Università, è altrettanto evidente l’obiettivo di trattenere quanto più possibile le migliori energie scientifiche, garantendo possibilità di crescita. Su questo, è necessario riconoscere il disagio di molte colleghe e colleghi, in possesso da anni di abilitazione per ruoli superiori, che vedono frustrate le loro ambizioni dalla scarsità di risorse. È evidente che la qualità del reclutamento, proporzionale alla qualità della ricerca, rappresenta non solo un orgoglio per il nostro Ateneo, ma anche una leva premiale per ottenere nuove risorse a fini di ulteriore reclutamento. Su questo punto, è anche importante considerare nelle chiamate dirette di studiosi di chiara fama e, in generale, nella possibilità di attrarre studiosi di vincitori di programmi competitivi (p.e. ERC) provenienti da istituzioni nazionali e internazionali, un buon modo per sopperire con fondi altri la dimensione limitata del budget disponibile. Per poter davvero attrarre studiosi di livello è però importante disporre delle strutture di base, anche in termini di spazi e infrastrutture di ricerca, da rendere realistica la possibilità di realizzare le attività scientifiche per cui sono stati chiamati.

In generale, va considerata la scarsità delle risorse rese disponibili ai Dipartimenti. Vi è quindi la necessità di permettere loro di operare una programmazione di medio/lungo periodo capace di rispondere sia alle esigenze di nuovo reclutamento che alle giuste ambizioni di crescita di chi è già in organico. Pur essendo evidente e indiscutibile la necessità di mantenere al minimo il livello di discrezionalità nell’assegnazione del budget alle strutture, attraverso regole chiare e applicazioni totalmente trasparenti, sarà necessario approfondire le modalità con cui i Dipartimenti e le Facoltà siano chiamati a dover gestire negli spazi stretti della propria programmazione, vincoli esistenti a livello di Ateneo (come il già citato parametro sulla percentuale dei colleghi reclutati dall’esterno). La modifica delle procedure concorsuali e delle casistiche specifiche previste per il reclutamento dovrà necessariamente accompagnarsi con una revisione delle modalità di assegnazione del budget alle strutture, a partire dalla distorsione a sfavore dei dipartimenti con docenti di età più giovane prodotta dalla attuale “quota base”, basata sulle uscite, passate e prospettiche, rispetto alla quota premiale. Questa dovrà essere affrontata attraverso una ampia e trasparente discussione, dapprima istruita da una ulteriore Commissione, altamente rappresentativa dei Dipartimenti, indicati dal Collegio dei Direttori, seguita dalla discussione all’interno degli organi collegiali.

Questa è una delle sfide più urgenti con cui la nuova governance dovrà confrontarsi, nella più totale collaborazione con le strutture. Più in generale, il ruolo di coordinamento interdipartimentale del Collegio dovrà essere sempre più valorizzato, affinché possa svolgere appieno le proprie funzioni di raccordo per il raggiungimento degli obiettivi istituzionali dell’Ateneo, sul piano della ricerca scientifica, della didattica e della Terza Missione. Per ottenere questo risultato, sarà indispensabile il massimo impegno della Governance per garantire al Collegio il tempo necessario per la discussione interna e la massima attenzione nel fornire tutte le informazioni richieste. In questo modo il Collegio potrà svolgere le istruttorie opportune per poi informare adeguatamente, attraversi i propri pareri, le decisioni degli Organi Collegiali e rappresentare le diverse esigenze e sensibilità delle strutture che quelle decisioni dovranno effettivamente implementare. Dovrà essere parimenti favorita l’attribuzione al Collegio anche di compiti proattivi di discussione e di proposta. Di seguito un focus dettagliato su questo tema cruciale.

Programmazione delle risorse per personale docente e di ricerca

La programmazione e l’assegnazione delle risorse destinate al reclutamento del personale docente e di ricerca deve garantire il massimo sviluppo quantitativo e qualitativo delle missioni istituzionali dell’Ateneo, nel rispetto della sua sostenibilità economico-finanziaria.
I punti organico destinati al reclutamento di personale docente vengono determinati annualmente dal CdA in sede di approvazione del Bilancio autorizzatorio. La disponibilità viene calcolata con riferimento alle cessazioni attese per limiti di età, utilizzando i valori in punti organico determinati dal Ministero per ciascun ruolo, e il CdA stabilisce sia il numero di punti organico da destinare al reclutamento di personale (attualmente l’80%), sia le percentuali destinate al personale docente e al personale tecnico amministrativo. Da queste risorse vengono prioritariamente detratte quelle allocate per le chiamate dirette e la quota per il passaggio a professore associato degli RTT.

1. I vincoli di legge.

La percentuale dei professori di prima fascia non superiore al 50% dei professori di prima e seconda fascia; qualora la percentuale di professori di prima fascia sia superiore al 30% del totale dei professori, si prevede di reclutare un numero di ricercatori a tempo determinato (di cui all’art. 24 comma 3 Legge 240/2010), non inferiore a quello dei professori di prima fascia reclutati nello stesso periodo.
La legge prevede inoltre di:

  • a)    destinare almeno un quinto dei posti di professore alla chiamata di coloro che nell’ultimo triennio non hanno prestato servizio nella stessa università;
  • b)    di destinare almeno il 33% a contratti per RTT riservati a candidati che per almeno trentasei mesi abbiano frequentato corsi di dottorato di ricerca o svolto attività di ricerca presso istituzioni diverse da Sapienza;
  • c)    riservare una quota non inferiore al 25% delle risorse per RTT a soggetti che sono o sono stati titolari di contratti per ricercatore a tempo determinato tipo a) per almeno un anno o di assegni di ricerca per una durata complessiva non inferiore a tre anni;
  • d)    riservare almeno un quinto dei posti disponibili di professore di prima fascia alla chiamata di studiosi non già in servizio nel ruolo di professore ordinario; contenere le procedure riservate a docenti già in servizio nell’Ateneo entro la metà delle risorse equivalenti a quelle necessarie per coprire i posti disponibili di professore di ruolo e reclutare i vincitori di tali bandi entro dicembre 2026.

A questi vincoli se ne aggiunge uno relativamente al bilancio. Infatti, ai sensi del Decreto Legislativo 49/2012 il limite principale per le università statali italiane fissa all'80% il rapporto massimo tra le spese per il personale e le entrate di riferimento. Gli atenei che superano determinati indicatori di spesa del personale (oltre l'80% o l'82%) e di indebitamento (oltre il 10% o il 15%) subiscono restrizioni severe, inclusi i divieti di assumere nuovo personale.

La somma di questi vincoli rende totalmente impossibili proporre procedimenti generalizzati, come il passaggio garantito di tutti e tutte gli abilitati, la trasformazione di PA degli RTT prima dello scadere dei tre anni, La stabilizzazione automatica di tutti gli RTDA. Ciascuno di questi obiettivi, dovrà invece essere perseguito nella massima misura possibile attraverso un incremento delle risorse assunzionali legate attraverso un aumento del FFO (miglioramento degli indicatori premiali e aumento delle immatricolazioni che incidono sul costo standard) e un aumento della percentuale del turn over, ma sempre con la massima attenzione alla sostenibilità del bilancio che garantisce la sopravvivenza stessa del nostro stesso Ateneo.

2. La suddivisione delle risorse in Sapienza

Le risorse sono attualmente suddivise in due insiemi principali: la quota destinata alle strutture, pari all’80% del totale (di cui 20% alle Facoltà e 80% ai Dipartimenti, come previsto dallo Statuto), e la quota strategica, pari al 20% del totale, volta a sostenere iniziative innovative e ambiti prioritari di sviluppo, riservata alla disponibilità del Rettore/Rettrice. Ritengo che queste quote possano rimanere inalterate.

Il modello prevede, in una prima fase, la definizione della Programmazione di fabbisogno di personale docente da parte di Facoltà e Dipartimenti. In una seconda fase. vengono assegnati i punti organico alle strutture e se ne monitora l’utilizzo per assicurare il rispetto dei molti vincoli di legge sul reclutamento del personale docente imposti a livello di Ateneo. In tal modo, l’autonomia delle strutture, che non hanno sempre contribuito al rispetto di quei vincoli, ha trovato un limite necessario nell’attività svolta a livello centralizzato, che in alcuni casi ha richiesto al CdA di calendarizzare le prese di servizio in modo da assicurare il rispetto dei limiti ministeriali.
Le risorse assegnate alle Facoltà vengono ripartite in base al numero degli studenti in corso (considerati ai fini della determinazione della quota base del FFO relativa al costo standard, pari al rapporto tra il numero degli iscritti al corso di studi, ponderati con la numerosità di riferimento della classe, e la durata legale del corso).
Con l’ultima ripartizione, è stato cancellato il precedente meccanismo di salvaguardia, che assicurava l’ottenimento di una percentuale minima dell’allocazione precedente, rilevatosi distorsivo, oltre che inattuabile al ridursi delle risorse disponibili.

3. Gli obiettivi di una revisione del modello vigente

Per rafforzare l’autonomia programmatoria dei dipartimenti e delle facoltà, l’assegnazione delle risorse è stata definita in termini di un budget di punti organico, invece che di specifiche posizioni.

Attualmente, per i dipartimenti, il modello prevede una quota premiale (con peso del 20%), basata sui risultati ottenuti nella VQR (qualità della ricerca e qualità del reclutamento) e una quota base (con peso dell’80%), suddivisa in due componenti. La componente retrospettiva assegna il 30% dei punti organico disponibili sulla base della media aritmetica semplice tra i valori della sofferenza didattica e delle cessazioni storiche nell’ultimo triennio, calcolate confrontando il totale dei punti organico (al primo novembre) di ciascun anno del triennio considerato con il totale dei punti organico di cinque anni prima. Se i punti organico sono minori (maggiori) di quelli di cinque anni prima, vengono (non vengono) attribuite risorse per cessazioni storiche. La componente prospettica assegna il 50% dei punti organico disponibili in base alle cessazioni effettive per il primo anno del triennio considerato e quelle previste, per anzianità anagrafica, per i due anni seguenti.

Il modello vigente ha dimostrato elementi certamente importanti, a partire dall’aumentata trasparenza rispetto ai modelli precedenti, ma anche dei limiti, che richiedono intervento immediato per quanto riguarda l’allocazione ai dipartimenti. Ciò è diventato particolarmente manifesto in occasione dell’ultima assegnazione di risorse, che ha visto svantaggiati, in particolare, i dipartimenti che hanno ottenuto un positivo risultato all’ultima VQR, ma che, avendo una composizione “giovane” del proprio personale, hanno riscontrato poche/nulle cessazioni in passato e poche/nulle cessazioni attese per il futuro. L’obiettivo di non variare la numerosità relativa dei dipartimenti in base alla loro demografia (in buona misura indipendente dalle scelte dipartimentali) ha quindi portato a una situazione che ha richiesto di utilizzare parte delle risorse della quota strategica per migliorare un esito inaccettabile, minando sia la sostenibilità del modello complessivo e riducendo le risorse a diposizione per i progetti strategici. A ciò si aggiunga che alcuni accorpamenti tra dipartimenti hanno portato a una eccezionale uscita di personale, con conseguente attribuzione di un numero di risorse stridente con i risultati della VQR e le politiche comparativamente realizzate. Infine, sono sopraggiunte alcune modifiche normative con la pubblicazione della Legge 16 luglio 2026, n. 129 che non solo agiscono sulle norme concorsuali, ma introducono specifiche modifiche nei vincoli a cui sono sottoposti gli Atenei. Tra questi: le chiamate di docenti che nell'ultimo triennio non hanno prestato servizio nell'università stessa quale professore ordinario di ruolo, professore associato di ruolo, ricercatore a tempo indeterminato (RTT, a o b) o titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari sono aumentate da un quinto ad un quarto, mentre quelle di ricercatori a tempo determinato nelle stesse condizioni sono abbassate da un terzo ad un quarto. Infine, l’articolo due della legge re-introduce i trasferimenti di sede, si prevede infatti, con l’assenso del/della docente e delle università interessate, la possibilità di effettuare il trasferimento di personale docente a tempo indeterminato in servizio da almeno cinque anni, a condizione che ci sia la sostenibilità economico finanziaria e nei limiti delle facoltà assunzionali disponibili.

Questi diversi elementi spingono a una revisione del modello attuale, con gli obiettivi di rafforzare l’autonomia e la capacità programmatoria dei dipartimenti e delle facoltà, la trasparenza e la verificabilità del processo. Queste ultime sono state sottolineate positivamente anche dai Valutatori in occasione della recente visita ANVUR per l’Accreditamento periodico, è saranno ulteriormente mantenendo e pubblicizzando ulteriormente tutti gli indicatori usati e gli esiti della programmazione (numerosità e composizione del corpo docente, mobilità tra le fasce), pubblicati in una pagina del sito istituzionale.

4. Possibili revisioni del modello vigente

Pur ritenendo che la modifica del modello si assegnazione delle risorse debba essere il frutto di una riflessione ampia e approfondita. In particolare, essa dovrà essere dapprima istruita da una ulteriore Commissione, altamente rappresentativa dei Dipartimenti, indicati dal Collegio dei Direttori, seguita dalla discussione all’interno degli organi collegiali. Tuttavia è opportuno indicare in questa sede le seguenti possibili azioni realizzabili, secondo questo programma di candidatura.

  1. Aumentare ulteriormente la trasparenza del modello, fornendo alle strutture tutte le informazioni già disponibili all’Ateneo sui punti organico da assegnare per il triennio successivo, a partire dalle facoltà assunzionali derivanti dalle cessazioni di personale. In questo modo, le strutture conoscerebbero una buona percentuale delle risorse a loro disponibili per un periodo di media durata, su cui svolgere una ragionevole programmazione, da integrare non appena l’Ateneo potrà disporre delle informazioni complete sul budget assunzionale.
  2. Eliminare la componente delle cessazioni storiche, utilizzata finora per assicurare continuità con il modello precedente e divenuta superflua dopo 5 anni grazie all’utilizzo delle cessazioni future.
  3. Aumentare sensibilmente il peso della sofferenza didattica e della quota premiale, sviluppando al contempo una riflessione approfondita sui criteri da adottare per stabilire detta quota secondo le modalità sopra citate.
  4. Accogliere la richiesta dei dipartimenti, per un intervento centrale volto a favorire il rispetto di tutti i vincoli di legge, senza che questi rendano sostanzialmente ingestibile per eccesso di complessità l’uso delle risorse da parte delle strutture. Tra queste misure, la commissione incaricata di proporre modelli di revisione del modello vigente potrà ragionare sulla possibilità di richiedere all’Ateneo di assegnare alle strutture non punti organico come attualmente avviene, bensì posizioni definite tra quelle richieste dai Dipartimenti (a parte i resti derivanti dalle modalità di calcolo dei punti organico complessivi spettanti a ciascuna struttura), oppure sull’introduzione di altri strumenti che aiutino tutte le strutture a contribuire al rispetto di quei vincoli senza dover modificare le proprie priorità.
  5. Mantenere la quota assegnata alle Facoltà base al numero degli studenti in corso (considerati ai fini della determinazione della quota base del FFO relativa al costo standard, pari al rapporto tra il numero degli iscritti al corso di studi, ponderati con la numerosità di riferimento della classe, e la durata legale del corso), adottando un peso specifico per gli studenti iscritti al semestre aperto.
  6. Introdurre un monitoraggio attento e regolare della composizione del corpo docente dell’Ateneo. Posto l’obiettivo di un turn over al 100/100 tale monitoraggio dovrà servire alla verifica di alcuni elementi importanti per il buon funzionamento dell’Ateneo. Tra questi:
    • evitare la riduzione della numerosità complessiva del corpo docente. Questo elemento, oltre a rappresentare un vulnus pericolosissimo per la nostra capacità di svolgere le missioni universitarie, determina inoltre un forte vulnus circa gli esiti della VQR, con una conseguente riduzione della quota premiale a sua volta capace di determinare una riduzione ulteriore delle risorse. Questa spirale negativa non può essere introdotta, anche a vantaggio di colleghe e colleghi giovani che, partendo da posizione precarie, attendono la giusta stabilizzazione
    • Monitorare la regolarità della transizione tra le fasce della docenza. Sapienza dispone di un grande numero di docenti abilitati per la fascia superiore. Pur nella impossibilità di provvedimenti generalizzati (si veda la sezione sui vincoli) occorre monitorare che le giuste ambizioni di carriera di colleghe e colleghi trovino spazio nella dinamica delle procedure di uso delle risorse.
  7. Adottare piani straordinari di Ateneo ogni qualvolta le condizioni poste ai punti 6 a) o 6 b) non si verificassero.

Nel corso della sua lunga storia Sapienza ha sperimentate molte forme di governo, in funzione delle situazioni contestuali e delle caratteristiche individuali di Rettori/Rettrici. Se sarà eletto trasparenza e la collegialità saranno i pilastri su cui basare i processi decisionali e garantire che la gestione delle risorse, le scelte scientifiche, didattiche e amministrative siano condivise, verificabili e prive di conflitti di interesse.

Per il futuro sarà opportuno ricercare un forte coordinamento dialettico della azione di governo, attraverso alcuni tavoli di lavoro permanenti con il compito di portare proposte adeguatamente istruite agli Organi Collegiali a cui, naturalmente, spetta poi la valutazione definitiva.

  1. Una Cabina di Regia, che prevede la presenza della Direttrice Generale, della Prorettrice/Prorettore vicaria/o e le/i Prorettrici/prorettori alla Ricerca, alla Didattica, alla Terza Missione, ai Rapporti con la Sanità Regionale, alla Comunicazione, alle Politiche Internazionali, alle Attività Culturali, al Patrimonio Urbanistico e Architettonico, alla Semplificazione, alle Politiche per l’Inclusione e a quelle di Genere,  alla Innovazione Tecnologica, all’Imprenditorialità e al Placement, al Rapporto con la Comunità Studentesca e, di volta in volta, dei responsabili delle altre deleghe oggetto di discussione all’OdG.
  2. Un secondo tavolo permanente sarà una struttura di raccordo con l’amministrazione che, nell’assoluto rispetto dei ruoli delle competenze, possa semplificare il lavoro di intercomunicazione tra le aree e tra queste e la governance. Anche a questo tavolo parteciperanno ovviamente il Rettore, la Direttrice Generale, i direttori di Area, il/la Prorettore/prorettrice alla Semplificazione e le persone la cui delega riflette gli oggetti di discussione all’OdG.
  3. Il terzo Tavolo, già esistente, è quello del Collegio dei Direttori, capace di sviluppare, con una azione istruttoria e propositiva, il coordinamento tra i vari dipartimenti, il Rettore e gli organi di amministrazione, formulando proposte sulle procedure amministrative e l'organizzazione per il raggiungimento di tutte le missioni istituzionali. Alle sedute del Collegio, ovviamente in momenti specifici della seduta, il Rettore dovrà assicurare la propria presenza.

Tra gli elementi di metodo, nella nomina della squadra di governo, la base non può che essere quella della competenza. A partire da questo principio, la Governance dovrà essere composta anche con una attenzione specifica alla corretta rappresentatività delle pluralità dell’Ateneo, a partire dall’equilibrio di genere, policy non più derogabile.

I compiti del rettore

Rappresentare sapienza

Approfondisci

Sostenere il talento

Approfondisci

Ascoltare la comunità

Approfondisci

Garantire la trasparenza

Approfondisci

Conoscere i dati

Approfondisci

Il metodo di lavoro

Approfondisci

Lo spirito della candidatura

Approfondisci

La comunità al centro

Il futuro dell'Ateneo deve essere il risultato di un lavoro collettivo e non di una visione individuale. Valorizziamo il contributo fondamentale di tutte le componenti della nostra Università.

Studentesse e Studenti

Il cuore pulsante dell'Ateneo, i destinatari del diritto allo studio, decine di migliaia di persone che riversano sogni, desideri, fatica, impegno e prospettive dentro le nostre aule

Docenti, Ricercatrici e Ricercatori

Il motore della creazione di conoscenza, dell'innovazione e della didattica d'eccellenza

Personale Tecnico-Amministrativo e Bibliotecario

La spina dorsale organizzativa, fondamentale per il funzionamento dell'Ateneo

Partecipa anche tu alla costruzione del programma